La signora Merkel ci ha trattati a pesci in faccia, ma aveva ragione lei, e torto i nostri politici

di Giuseppe Turani

Negli ultimi mesi qui in Italia si sono scritti centinaia di articoli contro la signora Merkel, la speculazione internazionale, le agenzie di rating, le banche. Tutti, più o meno, colpevoli di averci obbligati a dei sacrifici (ai quali non avevamo pensato prima) e di averci insomma complicato la vita. E’ giunto il momento di dire (ora che l’Italia va un po’ meglio, il famoso spread sta finalmente scendendo) che queste posizioni e queste critiche erano profondamente sbagliate. E frutto della nostra immaturità. Se la signora Merkel, ad esempio, non avesse tenuto duro, quasi certamente saremmo ancora qui con il governo Berlusconi (e la sua corte di chiacchieroni), con i conti in disordine, lo spread a mille e veramente a pochi centimetri dal default. Per evitare il quale qualcuno avrebbe dovuto prendere misure ben più gravi e pesanti di quelle di Monti.


La stessa cosa si può dire per quanto riguarda la speculazione internazionale, che è quasi sempre benefica. La speculazione appunta i suoi artigli là dove vede che c’è del marcio. E in Italia di marcio ce n’era parecchio (quasi 2 mila miliardi di euro di debiti) e ce n’è ancora. Il fatto di avere la speculazione addosso ha obbligato il cambio di governo e ha obbligato Monti a fare quello che ha fatto sin qui, con la serena consapevolezza che, se non lo avesse fatto, saremmo finiti in default.


Le agenzie di rating non sono delle sante. Sono dei pasticci, hanno commesso errori colossali, probabilmente hanno dentro dei grossi conflitti di interesse. Ma anche loro, nel caso italiano, hanno funzionato da pungolo. E quando è arrivato l’ultimo declassamento (nonostante Monti avesse appena varato le sue misure) i mercati non si sono fatti impressionare. E lo spread ha continuato a scendere. A riprova del fatto che anche le agenzie di rating possono fare danni solo quando c’è del marcio. Ma se la cura è in atto, e se si tratta di una buona cura, possono dire quello che vogliono. I mercati (la speculazione) non sono così stupidi.


In sostanza, da agosto in avanti ci hanno trattato tutti a pesci in faccia e ci hanno anche costretto (sia pure in forme improprie) a cambiare di corsa il governo. Ma sfido chiunque a dire che non è stato meglio così. Sono cose che andavano fatte. Solo che la nostra classe politica, intorpidita, un po’ corrotta, e irresponsabile, non avrebbe mai trovato il coraggio di farle. Per fortuna (ma sì, per fortuna) abbiamo trovato dei severi maestri (dalla Merkel in avanti) che ci hanno obbligato a cambiare strada, e a rimetterci su un sentiero un po’ più virtuoso.


A questo punto ci sarebbe da parlare ancora delle banche, accusate di ogni nefandezza. Ma, soprattutto, perché non finanziano come a noi piacerebbe le piccole e medie imprese, il sistema produttivo. E qui bisogna un po’ tirare le orecchie ai critici. I soldi delle banche non sono dei manager: sono i nostri. E nei momenti di difficoltà, di crisi economica, distinguere il cattivo creditore, il cattivo imprenditore, dal buon creditore e dal buon imprenditore, non è mica facile. Aggiungiamo che probabilmente le banche sono anche un po’ spaventate. Temono di prestare soldi anche a gente comunque condannata al fallimento. E allora fanno le avare.


In realtà, quando si è in crisi, tutto diventa più difficile. Quando le cose andavano bene (o così sembrava) spesso chi chiedeva 100 alla banca si sentiva dire che forse era meglio prendere 110, così lavorava più tranquillo (il mestiere della banca, in fondo, è quello di prestare soldi e di farsi dare un interesse). Oggi non è più così. La paura principale di ogni banchiere è di prestare soldi e di non rivederli più indietro (con la Grecia dovranno rinunciare a tre quarti dei soldi che le hanno dato). In conclusione, l’unico modo perché le cose tornino normali, è uscire dalla crisi e in fretta.

30 gennaio 2012
 
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