E' il momento di fare debiti per diminuire le tasse

di Giuseppe Turani

Matteo Renzi ha  annunciato, e in maniera molto solenne, che nei prossimi tre anni le tasse diminuiranno di 50 miliardi. Contrariamente a quello che si pensa,  non si ratta di una cifra clamorosa: ogni anno lo Stato raccoglie dai suoi cittadini con le tasse un po’ meno di 800 miliardi, e quindi 50 non sono un’esagerazione.


Eppure si tratta di un annuncio importante. Esso segna infatti un cambiamento totale di strategia del governo e dello stesso Pd. Un capovolgimento vero e proprio. Fino all’annuncio di Renzi due erano stati i pilastri della politica economica italiana (e della sinistra al governo): rispetto dei vincoli posti dall’Europa (cioè l’austerità) e ricerca di una maggior competitività attraverso una più alta flessibilità del lavoro. Molti possono trovare ingenerosa questa descrizione, ma è corretta.


Con il discorso all’assemblea del suo partito Renzi ci fa sapere che questa linea era sostanzialmente sbagliata: infatti non ha prodotto la crescita su cui si puntava. La nuova linea è di fatto di tipo neo-liberista: si scopre che per rilanciare l’economia bisogna abbassare le tasse e lasciare più soldi in tasca ai cittadini, che li spenderanno secondo i loro gusti e necessità, facendo girare più velocemente l’economia.


Non si tratta, come si vede, di un semplice aggiustamento di linea, ma di una virata di 180 gradi. Fino a pochi giorni fa la sinistra in Italia (come altrove, persino negli Stati Uniti) era il “partito della spesa”: più tasse, ma anche più servizi ai cittadini. La Politica, in sostanza, si proponeva come grande “intermediario” fra lo Stato e i cittadini: io prelevo parte del vostro reddito e io decido come ridistribuirlo (sotto forma di servizi): più alle pensioni, più ai poveri, più alla sanità, meno alla scuola o viceversa. Con il discorso di Matteo Renzi questa linea va in soffitta.  La sinistra comincia a capire che fra uno Stato esagerato e uno Stato ridimensionato è meglio il secondo.


Tutto bene, dunque. Eppure nella proposta di Renzi c’è un errore. E si tratta di una cosa molto semplice da capire. Oggi in Italia abbiamo una pallida ripresa, anche un po’ fragile, e l’intento della nuova linea è giustamente quello di dare slancio alla congiuntura. Ma, se le cose stanno così, il diluire in tre anni la riduzione di 50 miliardi di tasse è uno sbaglio. I cittadini e le imprese rischiano di non accorgersene nemmeno. Per avere dei buoni effetti positivi la riduzione di 50 miliardi andrebbe attuata subito e in un colpo solo. Ma, si dirà, i guardiani di Bruxelles non accetteranno mai una cosa del genere. Forse, ma è l’unica che può funzionare.


In ogni caso, si obietterà, quei soldi non li abbiamo e quindi il discorso è chiuso. Non è proprio così. E’ dal 2011 che stiamo facendo i “compiti a casa” e qualcosa abbiamo combinato. E quindi abbiamo anche titolo per dire alla UE che per un paio d’anni sforiamo i parametri comunitari. Cioè facciamo debiti oltre il consentito. Con quei soldi in più finanziamo la riduzione fiscale di 50 miliardi in un colpo solo. Con la fiducia che la congiuntura, a quel punto, riparta davvero e ci consenta così di rimetterci a posto con i parametri comunitari (magari insieme a un bel programma di privatizzazioni). Maggior vivacità dell’economia significa maggiori entrate fiscali per lo Stato, e quindi risorse per rientrare nei limiti di bilancio.


Certo, questa è una strada coraggiosa e che probabilmente ci porterebbe a uno scontro (anche se non gravissimo, altri paesi lo hanno già fatto) con l’Europa. Ma la scommessa è troppo importante per fermarsi: si tratta di far ripartire l’Italia.

22 luglio 2015
 
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