La pochissima ripresa che abbiamo viene dall'estero, ma in questo modo il paese muore

di Giuseppe Turani perGiuseppe Turani

Romano Prodi, che è un uomo intelligente e con infiniti contatti con il mondo industriale, dice di non vedere la ripresa economica che invece il premier Letta cita ogni giorno. Chi sbaglia? Nessuno dei due. La ripresa c’è (dalla fine dello scorso anno), ma è talmente debole che vederla è difficilissimo. Una ripresa non è difficile da vedere: la gente entra più numerosa nei negozi, capannoni fino a ieri chiusi riaprono, colonne di Tir cominciano a solcare le autostrade per portare in giro i prodotti che la gente ha richiesto. Qui non sta accadendo nulla di tutto ciò. E la ragione sta appunto nella debolezza della ripresa.


Una ripresa che è tutta trascinata dalle vendite all’estero. Purtroppo, se non accade qualcosa, è difficile che la situazione cambi in meglio. E l’Italia comincia a essere un paese dal quale si scappa volentieri. Si ha la sensazione che, altrove, le cose possano andare comunque meglio E è così. Persino la Spagna, che sembrava un paese ormai morto, sta dando segni di vita più interessanti dei nostri. E questo perché la Spagna ha trovato una politica che si è messa fare le riforme e che sta concretamente portando il paese fuori dalle secche nelle quali era finito.


Qui da noi, invece, la politica è sempre lenta, sempre bizantina e spesso si ha la sensazione che in realtà non voglia cambiare: meglio un lento declino che affrontare l’incognita dei cambiamenti. Un solo esempio. Siamo ancora lì a misurarci sul famoso articolo 18, quando negli ultimi anni si è scoperto che i due terzi di quelli che avevano un posto di lavoro a tempo indeterminato lo hanno comunque perso (o cambiato) nel giro di due anni. Si continua a dire che la burocrazia sta uccidendo il paese, ma non si vedono segnali di semplificazione. Si sa che il mercato del lavoro è un caos tremendo, un insieme caotico di norme, ma si fa poco per cambiare le cose. E il sindacato maggiore (la Cgil) litiga sulla questione della rappresentanza, mentre tutto intorno le aziende chiudono.


Ci sono decine di migliaia di piccole e medie aziende (vitali per l’economia del paese) che non possono più avere finanziamenti dalle banche perché non hanno (causa crisi) i requisiti minimi per accedere ai finanziamenti: basterebbe un fondo di garanzia pubblico (con pochi soldi) per consentire a queste imprese di respirare e di stare sul mercato. Ma qui sembra di essere dentro una spietata logica darwiniana: chi è forte sopravvive, chi non lo è, esce dal mercato. Ma non è così che si salva e si rilancia un paese.

07 febbraio 2014
 
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